Validatore Codice Fiscale, P.IVA, IBAN, CAP, PEC — Gratis online
Valida Codice Fiscale, Partita IVA, IBAN, CAP e PEC italiani con gli algoritmi ufficiali (checksum Agenzia delle Entrate, MOD-97) e l'elenco provider PEC certificati AGID. Deterministico, batch API incluso. Senza login.
Validazione di Codice Fiscale, Partita IVA, IBAN, CAP e PEC italiani con algoritmi ufficiali: checksum Agenzia delle Entrate, MOD-97 per IBAN, decodifica CF, dominio PEC contro l'elenco provider certificati AGID. Batch API fino a 500.
Prezzo: gratis
La piattaforma è in beta: i pagamenti non sono ancora attivi, quindi i piani a pagamento non sono acquistabili — si aprono nel 2027. Tutto quello che vedi si usa da subito gratis, con le quote del piano gratuito e senza carta di credito.
Domande frequenti
Come si calcola il carattere di controllo del Codice Fiscale?
I primi 15 caratteri (cognome, nome, data e sesso, codice Belfiore del comune di nascita) vengono convertiti in valori numerici con due tabelle distinte — una per le posizioni dispari, una per le pari — la somma si divide per 26 e il resto individua la lettera finale. È l'algoritmo dell'Agenzia delle Entrate: un CF con la 16ª lettera sbagliata è formalmente invalido e il validatore lo rifiuta.
Cos'è l'omocodia e come viene gestita?
Quando due persone otterrebbero lo stesso Codice Fiscale, l'Agenzia delle Entrate sostituisce una o più cifre — a partire da destra — con le lettere corrispondenti di una tabella fissa. Il carattere di controllo viene ricalcolato sul codice così modificato, quindi il checksum torna comunque. Il validatore riconosce le posizioni omocodificate, le riporta a cifre per decodificare data e comune di nascita, e segnala che si tratta di un CF omocodico.
Una Partita IVA valida significa che la ditta è attiva?
No, ed è la confusione più costosa. Il controllo è formale: 11 cifre e checksum. Una P.IVA cessata, sospesa o mai operativa supera il checksum esattamente come una attiva. Per sapere se il soggetto esiste ed è operativo serve un'interrogazione del registro VIES — è quello che fa il tool Verifica Fornitore.
Il controllo dell'IBAN garantisce che il conto esista?
No. Il MOD-97 e la lunghezza per paese dicono che l'IBAN è ben formato, e per gli IBAN italiani il tool decodifica anche il codice ABI restituendo il nome della banca. Non dicono che il conto sia aperto, né che appartenga a chi credi: prima di un bonifico verso coordinate nuove serve sempre una conferma out-of-band con il fornitore.
Il lookup del CAP restituisce il comune?
No, e non lo promette: restituisce l'area/provincia INDICATIVA derivata dal prefisso a 2 cifre del CAP. È un'approssimazione — può risultare impreciso per le grandi città, che hanno molti CAP, e per le province istituite dopo il 2004 (Monza e Brianza, Fermo, Sud Sardegna, Verbano-Cusio-Ossola).
Come funziona la validazione della PEC?
Si controlla il formato dell'indirizzo e poi il dominio viene confrontato con l'elenco dei domini dei provider PEC certificati AGID (Aruba, InfoCert/LegalMail, Namirial, Poste, Actalis, Register.it e gli altri), restituendo un livello di confidenza. Un dominio riconosciuto non prova che quella casella esista: prova che è un dominio PEC certificato.
Posso validare più valori in una sola chiamata?
Sì: l'endpoint batch accetta fino a 500 elementi misti (CF, P.IVA, IBAN, CAP) in una singola richiesta e risponde con un esito per ciascuno, nello stesso ordine. Serve per bonificare un'anagrafica clienti/fornitori senza fare 500 chiamate.